Di APS Lungo la rotta balcanica

Zagabria. 18 aprile 2018. Ore 10, sede del Centro Studi per la Pace (Centar za mirovne studije). Alla conferenza stampa dove partecipano giornalisti e fotografi delle principali testate della capitale croata è evidente ci sia del nervosismo ma è altrettanto tangibile la forza del’unione tra i presenti in sala.

Zagabria Are You Syrious Lungo la rotta balcanica
Nella serata del giorno precedente 3 persone sono state convocate a comparire dalla polizia: due di loro sono membri dello stesso Centro, l’altra è una componente della ong Are You Syrious. La motivazione è una richiesta di chiarimenti in merito al caso di una famiglia che sta tentando di avanzare istanza di protezione internazionale in Croazia. La famiglia in questione si trova rinchiusa a Tovarnik, dove non c’è un centro di accoglienza nè di transito, nulla di ufficiale. Per questo Ivo Jelavic, avvocato il cui studio si dovrebbe occupare del caso, la definisce una detenzione. La famiglia di cui si sta parlando proviene dall’Afghanistan e qualche mese fa ha subito un grave lutto. La figlia Madina infatti, era la bambina deceduta lungo la ferrovia al confine con la Serbia, dopo esser stata respinta indietro dalla stessa polizia croata insieme ai genitori e fratelli. Sanda Jelazevic, la legale incaricata dalla madre di rappresentarli, non riesce ad ottenere il permesso di entrare a Tovarnik per parlare di persona con loro ed assicurarsi delle loro condizioni. Il motivo è che la firma dell’incarico, essendo stata fatta in territorio serbo, non avrebbe – stante a quanto sostenuto dalle autorità – valenza in Croazia, nonostante la presenza di traduttori e operatori di ong. In più, vengono fatti emergere dubbi sulla veridicità della firma. Le ragioni di questi intralci appaiono futili, soprattutto considerando la posta in gioco.

Dalla chiusura della rotta balcanica le difficoltà e i pericoli nel passare i confini sono aumentati in particolare nei mesi invernali. Tante sono le famiglie ad essere abbandonate dagli smugglers a trovarsi in situazioni critiche e per questo si rivolgono ad “Are you syrious”, per chiedere aiuto. La prassi ormai consolidata, è che la presenza di queste persone, qualora si trovino già in territorio croato, venga poi girata dagli operatori di AYS alla polizia stessa, che quindi è perfettamente al corrente di ogni comunicazione. “Fa parte della nostra mission ed è un nostro dovere occuparci di queste persone, dei loro diritti e della loro salute, mandando volontari sul posto e le coordinate del luogo alle forze dell’ordine”, dice Tajana Tadic. “Ma le segnalazioni vengono ignorate”. I famigliari di Madina hanno provato più volte ad oltrepassare il confine, finchè ci sono riusciti. Da settimane sono rinchiusi a Tovarnik, insieme ad un’altra famiglia, la cui situazione è altrettanto sconvolgente. Una delle figlie, minorenne, ha una malattia molto grave ma non le viene consentito l’accesso all’ospedale nè dato a lei a ai genitori il permesso di soggiorno.

“Tirando le somme di tutta questa faccenda”, riprende Ivo Jevelic, “possiamo dire che si stanno criminalizzando i volontari, ai legali non viene consentito l’accesso al centro o avere colloqui con queste persone, oltre al fatto che il nostro studio ha subito una perquisizione pochi giorni prima di mandare la documentazione raccolta al Giudice; vengono negati i diritti in maniera sistematica. La polizia accusata di essere la colpevole per la morte di Madina, è la stessa che sta detenendo la sua famiglia e dalle alte sfere, anzichè muoversi e collaborare tutti insieme per il benessere di queste persone, oggi il Ministero degli Interni twitta illazionando come l’organizzazione di questa conferenza sia una scusante per non ottemperare al mandato di comparizione. Peccato ne avessimo già dato notizia ben prima”.

“Questo è il clima che si respira in Croazia oggi”, concludono gli intervistati, “a noi sembra chiaro come il livello di tensione si stia alzando: la domanda è per nascondere cosa? Da parte nostra, lo diciamo con convizione: siamo forti del diritto e della legge, e come avvocati, come studiosi e sostenitori dei diritti civili e come rete di sostegno a tutte le persone che subiscono gli effetti della chiusura dei confini, delle direttive Dublino applicate in maniera discrezionale da Stato a Stato, della mancanza di sensibilità e umanità laddove invece si sbandiera il grande impegno e la buona condotta da parte della Croazia, noi non smetteremo di esserci e continuare nonostante questi tentativi di destabilizzarci”.

“Lungo la rotta balcanica” esprime tutta la propria solidarietà e sostegno agli amici di Are You Syrious?, da sempre per noi un grandissimo esempio di cittadinanza attiva e competente. Invitiamo tutti ad interessarsi il più possibile per rendere trasparenti questi fatti che si stanno verificando sulla pelle di chi da tanto si spende per gli altri, ma soprattutto sulla memoria di Madina.

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