Di Anna Clementi – APS Lungo la rotta balcanica

La settimana scorsa sono riuscito ad arrivare al porto di Venezia. La polizia di frontiera italiana mi ha fatto scendere dal camion, mi ha chiuso in una stanza, mi ha chiesto nome, età, nazionalità e mi ha rispedito indietro sulla stessa nave con la quale ero arrivato. Ed eccomi qui di nuovo, a dover ricominciare il viaggio».

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A Patrasso l’umanità sa di fabbriche abbandonate e di vecchi edifici consumati dal tempo e dalla storia dove circa 400 ragazzi afghani e pachistani hanno trovato rifugio. Vivono in stanze pericolanti, in case di cartone, in tende della Quechua, arrotolati nei loro sacchi a pelo. Samir è arrivato a Patrasso quattro mesi fa, attraversando a piedi il fiume Evros, che segna il confine terrestre tra Turchia e Grecia. Ha lasciato l’Afghanistan 22 mesi fa, quando aveva 18 anni, perché ricercato dai talebani. Ha un fratello in Francia e tanti amici in Italia.

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