Pubblicato originariamente su Border Violence Monitoring e tradotto in italiano da APS Lungo la rotta balcanica.

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Respingimenti Bosnia 2

Il 16 dicembre 2018, dopo la pubblicazione di un video da parte di Border Violence Monitoring (2) che mostrava espulsioni collettive illegali contro le persone in movimento al confine esterno dell’UE tra Croazia e Bosnia-Erzegovina, diversi attori hanno sollevato accuse ancora più gravi contro gli agenti della polizia croata. Save the Children ha pubblicato un rapporto che raccoglie testimonianze di oltre 1.350 casi di respingimento di bambini oltre i confini dell’Unione Europea tra gennaio e novembre 2018. Quasi un terzo di questi casi riguarda la violenza perpetrata dalla polizia o dalle guardie di frontiera. La maggior parte di questi respingimenti si è verificata al confine tra Croazia e Serbia, ma nel rapporto si parla anche di pratiche violente al confine croato-bosniaco (3). Nella sua relazione mensile sulle violenze di frontiera, No Name Kitchen Kladusa, in collaborazione con Balkan Info Van, ha dichiarato di aver osservato “un aumento del dispiegamento delle forze di polizia e delle pratiche violente, che sta rendendo impossibile un transito legale e sicuro verso l’Europa” e di aver “ricevuto sistematiche segnalazioni da parte di uomini, donne e bambini, di abusi che rimangono spesso nascosti o che vengono negati, e che non portano a nessuna azione penale contro i responsabili se non al proseguimento della violenza alla frontiera” (4). A seguito di queste ulteriori accuse che il Ministero dell’Interno croato (MOI) ha completamente rifiutato in una dichiarazione uscita dopo la pubblicazione del video, Border Violence Monitoring vuole prendere posizione su alcuni punti. Un contro-parere ben fondato deve essere espresso tramite una raccolta delle opinioni dei diversi attori che ogni giorno hanno a che fare con le pratiche illegali al confine croato-bosniaco.

QUADRO GIURIDICO

Il MOI ha cercato principalmente di giustificarsi sostenendo che i video non mostrano espulsioni, quanto piuttosto un rifiuto di far entrare le persone nel proprio territorio, pratica legale ai sensi dell’articolo 13 del codice frontiere Schengen (5). Tuttavia, dato che la Croazia non è uno Stato membro dello spazio Schengen e il codice frontiere Schengen non è al di sopra dei diritti umani, come stabilito ad esempio nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, l’interpretazione giuridica del MOI è più che contestabile. Secondo Adel-Naim Reyhani, esperto legale dell’Istituto Ludwig Boltzmann per i diritti umani di Vienna, “a coloro che vogliono chiedere asilo o protezione internazionale non deve essere rifiutato l’ingresso ai sensi del Codice frontiere Schengen” (6). András Léderer, addetto all’informazione per il gruppo ungherese per la difesa dei diritti umani Helsinki Committee, va nella stessa direzione di Reyhani, affermando che il far tornare indietro le persone dalla linea di frontiera senza la dovuta procedura è “decisamente non conforme all’Acquis di Schengen“. Inoltre “queste pratiche avvengono in violazione del divieto di espulsione collettiva, sancito dall’articolo 4 del protocollo 4 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e potrebbero addirittura comportare rischi per la sicurezza dell’UE“, ha dichiarato Léderer. “Se i migranti sono entrati in Croazia prima della realizzazione dei video, le autorità croate avrebbero dovuto prendere una decisione individuale nei confronti della quale il migrante avrebbe dovuto disporre di un rimedio efficace” (7). Inoltre, l’organizzazione affiliata, il Comitato di Helsinki per i diritti umani di Zagabria, valuta il filmato come “assolutamente credibile” e corrispondente alle loro ricerche (8).

Diverse fonti dimostrano che molti dei rifugiati che sono stati espulsi avrebbero voluto presentare la propria domanda di asilo in Croazia. Secondo quanto dichiarato dal Centro Studi per la Pace di Zagabriaqueste persone hanno la base giuridica per presentare una richiesta ai sensi dell’articolo 33 della legge sulla protezione internazionale e temporanea. In questo modo, potrebbero essere presenti sul territorio in maniera regolare, ma le pratiche del Ministero, così come la condotta di alcuni agenti di polizia, sono volte ad impedirlo. La direttiva è molto chiara (direttiva 2008/115/CE) e stabilisce che le misure di rimpatrio non si applicano alle persone la cui domanda di protezione internazionale non è stata ancora risolta. Il fatto stesso che la polizia operi e porti avanti espulsioni al di fuori del territorio della Repubblica di Croazia, dimostra che lo scopo è proprio quello di fare espulsioni collettive ed impedire l’accesso al sistema di protezione internazionale, così com’è stato stabilito nel famoso caso Hirsi Jamaa e altri contro Italia“.

Welcome! Initiative sottolinea che le pratiche che si vedono nei video “non sono casi isolati e sporadici di respingimenti illegali o di dissuasione a fin di bene, ma misure pianificate e sistematiche perpetrate senza alcuna base legale che includono il diniego al diritto di accedere alla richiesta della protezione internazionale e la violazione del principio di non respingimento“. Su tale situazione Welcome Initiative ha pubblicato diversi rapporti in collaborazione con le ong Are You Syrious, No Name Kitchen e Centro Studi per la Pace di Zagabria (9) denunciando “che la Repubblica di Croazia nega l’accesso ai diritti legali agli individui e ai gruppi che si avvicinano o entrano nel paese senza documenti legali in contrasto con le norme giuridiche nazionali e internazionali“. La cosa inaccettabile è il fatto che “il Ministero dell’Interno croato continui a negare che si stiano verificando queste pratiche illegali e allo stesso tempo non fornisce alcuna prova che tali azioni non si siano verificate“, mentre cerca di “spostare la responsabilità ai rifugiati e anche ad organizzazioni e istituzioni che hanno denunciato la violenza e le pratiche illegali“.

LE PROVE

Ci sono diversi attori che svolgono attività di monitoraggio dei confini, comparando con altre la situazione al confine bosniaco-croate. Diego Saccora, portavoce dell’associazione italiana “Lungo la rotta balcanica – Along the Balkan Route”, che dal 2015 segue quanto sta avvenendo sulle diverse rotte balcaniche, sottolinea il fatto che le pratiche a cui si sta assistendo oggi lungo i confini croati sono simili a quelli osservati ai confini greci, italiani e di altri paesi. “Quando si vive per un determinato periodo vicino al confine è impossibile non vedere quanto i respingimenti siano una realtà. Ci sono articoli, relazioni, rapporti, libri e documentari di ogni tipo per dimostrare questa pratica sistematica. Crediamo che non ci sia davvero bisogno di ulteriori prove“. Dan Song, membro dell’ong “Fresh Response” che ha sede a Subotica vicino al confine serbo-ungherese, sottolinea che “le pratiche generali corroborate da centinaia di pagine di testimonianze, foto e referti medici hanno forti somiglianze con quanto abbiamo osservato e documentato al confine tra Ungheria e Serbia nel 2016-17, la sistematizzazione della violenza, i trattamenti umilianti e degradanti e la distruzione degli oggetti personali”. La differenza principale, secondo Song, è che “mentre il Ministero dell’Interno croato cerca di giustificare queste pratiche palesemente illegali come legittime, le autorità ungheresi hanno approvato una legislazione (in violazione del diritto comunitario e internazionale) per legittimare tali respingimenti dal loro territorio“.

Molte organizzazioni conosciute a livello internazionale sottolineano che i video pubblicati consentono di invertire l’onere della prova e dimostrano che non si tratta di incidenti isolati, ma piuttosto di una strategia generale di dissuasione e di violazione sistematica dei diritti umani. L’équipe medica di Medici Senza Frontiere (MSF) ha fornito cure mediche a diverse persone che erano state ferite e ad alcune ha prescritto radiografie e ulteriori approfondimenti medici da svolgere negli ospedali locali in Bosnia ed Erzegovina. Si tratta per lo più di ferite ai tessuti molli oppure fratture a specifiche parti del corpo compatibili con la violenza fisica subita al confine (10).

Julian Koebererer, responsabile di MSF per gli affari umanitari nell’area dei Balcani settentrionali, ha parlato della missione dell’ong: “Il nostro team medico in Bosnia riceve regolarmente pazienti che si recano alla clinica con ferite che si presume siano state inflitte dalle forze di confine croate. Qualsiasi forma di violenza usata come deterrente, sia che si tratti di maltrattamenti fisici o psicologici, è assolutamente inaccettabile. Il numero di accuse è schiacciante, devono essere prese sul serio e quindi devono essere indagate con urgenza in modo trasparente e approfondito“.

Human Rights Watch fa riferimento alla stessa dichiarazione nel suo rapporto di dicembre: nessuna delle persone intervistate è stata sottoposta ad una procedura formale di rimpatrio prima di essere costretta a tornare indietro al confine. “La Croazia ha l’obbligo di proteggere i richiedenti asilo e i migranti“, ha detto Lydia Gall, ricercatrice sull’Europa dell’Est e sui Balcani per Human Rights Watch. Invece la polizia croata picchia ferocemente i richiedenti asilo e li respinge al confine“(11).

INVITO A COMPIERE INDAGINI

Le accuse delle ong non sono una novità, così come la richiesta di un’indagine seria da parte di altri attori politici: Dunja Mijatović, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, a settembre 2018 aveva già esortato le autorità croate a indagare “sulle presunte espulsioni collettive dalla Croazia verso la Serbia e verso la Bosnia-Erzegovina e sulla violenza della polizia contro i migranti“. Si dice preoccupata per il fatto che la Croazia non ha permesso ai difensori civici nazionali di accedere ai fascicoli della polizia per svolgere indagini (12). Il difensore civico croato ha già fornito un rapporto al Procuratore di Stato della Repubblica di Croazia in cui si afferma che il Ministero dell’Interno si dà da fare in maniera sistematica per coprire i maltrattamenti contro i rifugiati. Mijatović non è l’unica a richiedere ulteriori indagini. A settembre 2018, 22 deputati hanno richiesto un’interrogazione parlamentare sulle condizioni di vita dei migranti in Bosnia ed Erzegovina. “La situazione è grave” ha dichiarato l’eurodeputata italiana Elly Schlein. “Chiediamo alla Commissione europea quali sono le iniziative che intende intraprendere per monitorare le drammatiche condizioni dei migranti al confine tra Croazia e Bosnia-Erzegovina e per garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali”(13). “Ci dovrebbe essere una più ampia cooperazione con le autorità bosniache per lo svolgimento delle indagini, dal momento che, reagendo alla pubblicazione del video di BVM, il ministro della sicurezza della Bosnia ed Erzegovina Dragan Mektić ha confermato che la BiH ha le prove che i rifugiati sono anche fisicamente maltrattati“(14).

A nome della Commissione Europea, Dimitris Avramopoulos ha dichiarato di essere a conoscenza del fatto che a cittadini di Paesi terzi vengono inflitte violenze e viene impedito loro di presentare la domanda di asilo. “La Commissione si aspetta che la Croazia dia seguito alla questione. La Commissione continuerà a seguire da vicino la situazione, stando in costante contatto con le autorità“, in particolare “per quanto riguarda l’attuazione del regime europeo comune in materia di asilo“(15).

Invitiamo la Commissione europea a dare seguito alla sua azione e a considerare prioritaria tale questione. Chiediamo inoltre che la Commissione europea intimi la Croazia a fermare e indagare in modo trasparente sulle espulsioni collettive (i cosiddetti respingimenti) dei richiedenti asilo in Bosnia-Erzegovina, sulle accuse di violenza contro i richiedenti asilo e sui respingimenti a catena dalla Slovenia alla Croazia fino alla Bosnia-Erzegovina. Il numero e il peso degli attori dissenzienti elencati in questa dichiarazione parlano da soli e dovrebbero bastare per spingere le autorità a svolgere ulteriori indagini. La Commissione europea dovrebbe inoltre monitorare il fatto che venga negato il diritto di presentare domanda di asilo alla frontiera e la pratica dei respingimenti di migranti e richiedenti asilo da parte dei funzionari di frontiera dell’Unione europea. Dovrebbe essere garantita piena cooperazione con i difensori civici, come richiesto dal diritto nazionale. Inoltre dovrebbero essere svolti controlli approfonditi sull’utilizzo dei finanziamenti stanziati dall’UE per il controllo delle frontiere.

“It is about expulsion, about unlawful deterring migrants from the border”- Collective statement as response to the Croatian Ministry of the Interior

After the publication of video footage by Border Violence Monitoring2 on 16th December 2018 showing illegal collective expulsions of people on the move at the EU external border with Bosnia and Herzegovina, more serious allegations were raised against Croatian police officers from several sides. Save the Children published a report that gathered testimonies of more than 1,350 cases of children being pushed back across European Union borders between January and November 2018. Almost one third of these cases reportedly involved violence inflicted by police or guards at borders. Most of the cases occurred at the Croatian border to Serbia, but they also mention violent practices at the Croatian-Bosnian border.3 No Name Kitchen Kladusa, in cooperation with Balkan Info Van, states in their recently published overview report on border violence to have observed “an increase in the deployment of police forces and violent practices, making legal and safe transit to Europe impossible”, to have “received consistent reports from men, women and children, of abuses that remain either uncovered or denied, leading to no prosecution of the perpetrators and continued border violence.”Following these further allegations which are still being denied by the Croatian Ministry of the Interior (MOI) in a statement published after the publication of the video footage, Border Violence Monitoring wants to take a position reacting on some of their points. A well-grounded counteropinion should be voiced through a collection of views expressed by a number of actors who deal on a daily basis with the illegal practices at the Bosnian-Croatian border.

LEGAL FRAMEWORK

The MOI has mainly attempted to justify itself by claiming that the videos do not show expulsions but rather refusals of entry, which are legal in accordance with Article 13 of the Schengen Borders Code.5 However, since Croatia is neither a member state of the Schengen area, nor can the Schengen Borders Code stand above human rights, as stipulated for example in the European Convention on Human Rights, the MOI’s legal interpretation is more than contestable. According to Adel-Naim Reyhanilegal expert at the Ludwig Boltzmann Institute for Human Rights in Vienna, “those who want to claim asylum or international protection should not be refused entry according to the Schengen Borders Code”.6 András Léderer, information and advocacy officer for the human rights group Hungarian Helsinki Committee, points in a similar direction as Reyhani, saying that returning people via the green border without due procedure is even “definitely not in accordance with the Schengen acquis.” Further “these practices breach the prohibition of collective expulsion, enshrined in Article 4 of Protocol 4 of the European Convention on Human Rights, and might even pose security risks to the EU,” Léderer said. “If the migrants entered Croatia before the videos were taken, then in the case of each migrant an individual decision should have been made by the Croatian authorities against which an effective remedy must have been available to the migrant.”7 In addition, the affiliated organisation the Helsinki Committee for Human Rights in Zagreb, also evaluates the video footage as “absolutely credible” and coinciding with their research.8

Several sources prove that a large number of refugees among expelled persons would like to express their intent for seeking international protection in the Republic of Croatia. Center for Peace Studies in Zagreb explains that: “These persons have legal basis for submitting a request in accordance with Article 33 of the International and Temporary Protection Act. In this way, they could regulate their stay, but the entire practice of the Ministry, as well as the conduct of specific police officers, is done precisely to prevent them from doing so. The Directive is clear here (Directive (2008/115/EC)), it clearly states and prescribes that the return measures do not apply to persons whose international protection request has not yet been resolved. The fact of police departure outside of the territory of the Republic of Croatia in the cases of expulsion only serves to prove that it conducted in such a way precisely for the purpose of conducting collective expulsion and in order to prevent access to the system of international protection, in the same way as it was established in the famous case of Hirsi Jamaa and others v. Italy.“ Welcome! Initiative emphasizes that the practices that can be seen in the videos “are not isolated and sporadic cases of illegal push-backs nor benign discouragement, but planned and systematic measures done without any legal basis which include denial of access to the international protection and violation of non-refoulement principles.” Welcome! Initiative published several reports on the serious state of affairs in cooperation with the NGOs Are You Syrious, No Name Kitchen and Center for Peace Studies Zagreb,9 denouncing “that the Republic of Croatia denies access to legal rights to the individuals and groups who approach or enter the country without legal documents in contrast to the national and international legal regulations.” What is unacceptable to them is the fact that “the Croatian Ministry of Interior keeps denying that these illegal practices are happening and at the same time shows no evidence that such actions had not occurred” while trying “to shift responsibility to the refugees, but also to organizations and institutions that have pointed out the violence and illegal practices.”

EXTENSIVE EVIDENCE

There are several actors monitoring the borders in Eastern Europe for quite a while, drawing parallels between the Bosnian-Croatian border and others. Diego Saccora, spokesperson of the Italian NGO “Lungo la rotta balcanica – Along the Balkan Route” which is following the development of the Balkan route(s) since 2015, emphasizes the fact that the practices they are witnessing on the Croatian borders are similar to those witnessed at the Greek, Italian and other borders. “When you live for a period near the border it is impossible not to see how much push-backs are a reality. There are articles, reports, books and documentaries of all kinds to prove this systematic practice. We believe that there is no real need for further evidence.” Dan Song, staff member of the NGO “Fresh Response” which was based in Subotica near the Serbian-Hungarian border points out that “the general practices corroborated by hundreds of pages of testimonials, photos, and medical reports share strong similarities to what we’ve observed and documented at the Hungarian-Serbian border in 2016-17, from patterns of beating implying systemization of violence, humiliating and degrading treatment, and destruction of personal property.” The main difference, according to Song, is “while the Croatian MOI attempts to justify these blatantly illegal practices as legitimate, the Hungarian authorities passed legislation (in contravention of EU and international law) to legitimize such pushbacks from within their territory.” 

Many renowned organizations underline that the published videos achieve reversal of the burden of proof and show that they are not just isolated incidents but rather part of a general deterrence strategy and systematic human rights violations: Médecins Sans Frontières‘ medical team treated several people for various injuries and referred some people for x-rays and further investigations in the local hospitals in Bosnia and Herzegovina. Wounds that are seen in their mobile clinic vary from soft tissue injuries to fractures that are consistent with exposure to physical force on the specific body parts.10 Julian Koeberer, Humanitarian Affairs officer in the northern Balkans states on their mission: “Our medical team in Bosnia regularly receives patients who come to the clinic with wounds allegedly inflicted by Croatian Border Forces. Any form of violence used as deterrence, whether physical or psychological ill-treatment is absolutely unacceptable. The amount of allegations is overwhelming, have to be taken seriously and therefore they need to be urgently investigated transparent and thoroughly.” Human Rights Watch mentions the same assessment in their December report: none of the people they interviewed underwent any formal return procedure before being forced back over the border. “Croatia has an obligation to protect asylum seekers and migrants,” said Lydia Gall, Balkans and Eastern EU researcher at Human Rights Watch. “Instead, the Croatian police viciously beats asylum seekers and pushed them back over the border.”11

CALL FOR INVESTIGATIONS

The NGOs’ accusations are not new, neither is the demand for a serious investigation by other political actors: Dunja Mijatović, Human Rights Commissioner of the Council of Europe had already urged the Croatian authorities in September to investigate “the alleged collective expulsions from Croatia to Serbia and Bosnia and Herzegovina and police violence against migrants”. She is concerned that Croatia did not allow the national ombudswoman access to police files in order to carry out investigations.12: The Croatian Ombudswoman already issued a report to the State Attorney of the Republic of Croatia stating that Ministry of Internal Affairs systematically works on covering up their mistreatment of refugees. Mijatović is not the only one demanding for investigations: In September 2018, 22 MEPs request a parliamentary interrogation on the living conditions of migrants in BiH. ”The situation is serious,” Italian MEP Elly Schlein said, “we are asking the European Commission what initiatives it plans to take to monitor the dramatic conditions of migrants on the border between Croatia and Bosnia-Herzegovina and to ensure that their fundamental rights are respected.”13 A broader cooperation with Bosnian authorities seems appropriate for investigations as, reacting to the publication of the video footage by BVM, Minister of Security of Bosnia and Herzegovina Dragan Mektić confirmed that BiH has evidence that “refugees are even physically abused”.14

Dimitris Avramopoulos answered on behalf of the European Commission that they are aware of the allegations of mistreatment of third-country nationals and the lack of possibility to apply for asylum “The Commission expects Croatia to follow up on this issue. The Commission will continue to closely monitor the situation, including being in contact with the authorities”, especially “concerning the implementation of the Common European Asylum System”15

We call on the European Commission to follow through with this concern and treat it as a matter of high priority. We further demand a call by the European Commission on Croatia to halt and transparently investigate the collective expulsions (so called push-backs) of asylum seekers to Bosnia and Herzegovina, allegations of violence against asylum seekers and chain-push-backs from Slovenia to Croatia and then to Bosnia and Herzegovina. The number and weight of the dissenting votes listed in this statement speak for itself and should be absolutely sufficient as a well-founded suspicion to be investigated by the responsible authorities. The European Commission should also monitor the cross-border denial of asylum and push-backs of migrants and asylum seekers by European Union Border Officials, including to hold the responsible implicated officials to account. Full cooperation with the Ombudswoman’s should be guaranteed, as required by national law. Money allocated by the EU for the purpose of border security should be extensively examined of its usage.

  1. In reference to an assertion  by the MOI of Croatia: Dnevnik.hr (16.12.2018): MUP o snimkama: “Ne radi se o protjerivanju, već o zakonitom odvraćanju migranata s državne granice”; https://dnevnik.hr/vijesti/hrvatska/mup-reagirao-na-snimke-border-violence-monitoringa—542504.html

  2. https://www.borderviolence.eu/proof-of-push-backs/

  3. Save the Children (24.12.2018): Hundreds of children report police violence at EU borders; https://www.savethechildren.net/article/hundreds-children-report-police-violence-eu-borders

  4. http://www.nonamekitchen.org/wp-content/uploads/2019/01/Finished-Border-Violence-on-the-Balkan-Route.pdf?fbclid=IwAR2VbAMUeEVbdJsgwC8Quwc0QBCmS5c5Dv2AsOX-lRi8hETV5vH81Z66Y3g

  5. Dnevnik.hr (16.12.2018): MUP o snimkama: “Ne radi se o protjerivanju, već o zakonitom odvraćanju migranata s državne granice”; https://dnevnik.hr/vijesti/hrvatska/mup-reagirao-na-snimke-border-violence-monitoringa—542504.html

  6. Deutsche Welle (17.12.2018): Schiebt Kroatien Migranten illegal ab; https://www.dw.com/de/schiebt-kroatien-migranten-illegal-ab/a-46765957

  7. The Guardian (17.12.2018): Croatia violating EU law by sending asylum seekers back to Bosnia; https://www.theguardian.com/world/2018/dec/17/croatia-violating-eu-law-by-sending-back-asylum-seekers-to-bosnia

  8. taz (17.12.2018): Im Wald außer Landes geschafft; https://www.taz.de/Gewalt-gegen-Fluechtlinge-in-Kroatien/!5556715/

  9. http://welcome.cms.hr/wp-content/uploads/2017/01/REPORT-ON-ILLEGAL-AND-FORCED-PUSH-BACKS-OF-REFUGEES-FROM-THE-REPUBLIC-OF-CROATIA.pdf
    http://welcome.cms.hr/wp-content/uploads/2017/08/THE-SECOND-REPORT-ON-UNLAWFUL-AND-FORCED-PUSH-BACKS-OF-REFUGEES-FROM-THE-REPUBLIC-OF-CROATIA-.pdf
    https://www.cms.hr/system/article_document/doc/504/Fourth_Report_on_Illegal_Pushbacks.pdf

  10. AlJazeera (28.11.2018): As snow falls in Bosnia, cold adds to ‘assaulted’ refugees’ woes; https://www.aljazeera.com/indepth/features/snow-falls-bosnia-cold-adds-assaulted-refugees-woes-181122222505108.html

  11. Human Rights Watch (11.12.2018): Croatia: Migrants Pushed Back to Bosnia and Herzegovina; https://www.hrw.org/news/2018/12/11/croatia-migrants-pushed-back-bosnia-and-herzegovina

  12. 12 taz (17.12.2018): Im Wald außer Landes geschafft; https://www.taz.de/Gewalt-gegen-Fluechtlinge-in-Kroatien/!5556715/

  13. Info Migrants (09.11.2018): EU Parliament members demand interrogation of Croatia’s treatment of migrants; http://www.infomigrants.net/en/post/11895/eu-parliament-members-demand-interrogation-of-croatia-s-treatment-of-migrants

  14. https://dnevnik.hr/vijesti/svijet/ministar-sigurnosti-bih-postoje-dokazi-da-hrvatska-policija-progoni-i-zlostavlja-migrante-to-je-bruka-i-sramota-jedne-eu-drzave—542522.html

  15. http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-8-2018-004570-ASW_EN.html

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