La rotta balcanica

Andate nei luoghi per cui sono passato e capirete chi sono”

Per l’Unione Europea non siamo più nemmeno numeri. Per voi le nostre morti non esistono. Perché le vostre vite valgono più delle nostre? Qui, ai confini di questa Europa del 2018, ci sono morti invisibili di cui nessuno saprà mai nulla. Ci sono famiglie che non avranno mai un cadavere su cui piangere. Perché?

Sono in Serbia da un anno, in una prigione a cielo aperto che non mi lascia via di uscita. Portatemi via da qui. Se non mi volete far andare avanti, fatemi almeno tornare indietro

Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia, Austria, Italia. Poi Francia, Belgio. E adesso dopo due anni di nuovo Croazia. Quanto la finirete con questo gioco? Non siamo pedine, siamo esseri umani anche noi

E’ da tre anni che aspetto i documenti. Datemi una risposta, non fatemi più aspettare. Va bene anche un no. Ma questa attesa perenne mi sta uccidendo. Questo sistema d’asilo europeo è stato costruito appositamente per far impazzire le persone

Non vedo mia madre da sei anni. Sono in Italia da tre, ho lo status di rifugiata, mia madre è in Serbia con i miei fratelli. Perché fare il ricongiungimento familiare è così difficile? Perché dovrà essere costretta a pagare i trafficanti e per l’ennesima volta mettere in pericolo la propria vita e quella dei miei fratelli?”

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La rotta balcanica da settembre 2015 a marzo 2016

Nel 2015 la rotta balcanica, percorso di migrazione verso l’Europa già a partire dagli anni ’90, è diventata la principale via di accesso al vecchio continente, a seguito dell’apertura dei confini da parte dell’Unione Europea e degli Stati balcanici.

Per mesi, centinaia di migliaia di persone, prevalentemente provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan, sono arrivate in Europa attraverso Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia e Austria, influendo sulla morfologia e sui confini di questi territori. In poco tempo, lungo questo corridoio monitorato e legalizzato, sono sorti campi profughi di transito, stazioni dei treni ad hoc, centri di distribuzione di cibo e vestiti e cliniche mediche. Oltre al supporto fornito dalle organizzazioni non governative, fondamentale è stato il sostegno della società civile locale e internazionale in solidarietà con le persone migranti.

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Le rotte balcaniche. Fonte: borderviolence.eu

A marzo 2016, in virtù dell’accordo tra Unione Europea e Turchia, i confini degli Stati lungo la rotta balcanica sono stati definitivamente chiusi e il viaggio verso l’Europa è diventato sempre più pericoloso e costoso sia in termini economici quanto di vite umane. Oggi circa 130 mila persone si trovano bloccate in campi profughi distribuite tra Grecia, Nord Macedonia, Albania, Serbia, Bosnia Erzegovina, e Croazia, e l’unica possibilità per arrivare nell’Europa che conta è quella di affidare la propria vita nelle mani dei trafficanti.

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